Le donazioni raccolte dalla Onlus Nida per il centro Yanapanakusun saranno dedicate al programma educativo; aiuteranno quindi a finanziare gli stipendi agli insegnanti del Centro, alcuni dei quali svolgono il loro lavoro nelle comunità andine dei distretti di Accha e di Yuancarani, altri tengono corsi professionali e seguono le ragazze negli hogar di Cuzco e Puno. Inoltre parte delle risorse raccolte, serviranno direttamente per e borse di studio per studenti provenienti dalle comunità andine e che non potrebbero da soli permettersi il proseguimento del percorso formativo in città.

NIDA Yanapanakusun


Nasce per volontà della chierese Vittoria Savio che nel 1982 si reca in Perù per svolgere volontariato e proprio lì si innamora di questo popolo e decide di creare un centro per aiutare le ragazze in dificoltà. Nel 1994 nasce il CAITH (centro de apoyo integral por las trabajadoras del hogar) per aiutare le lavoratrici domestiche di Cuzco sfruttate dai “padroni” e senza alcun diritto sul lavoro. Il Centro, nel 2001, si ingrandisce e trasforma in Centro Yanapanakusun (in lingua quechua “aiutiamoci”) per aiutare, oltre alle ragazze, le comunità Andine da cui provengono, per eliminare il problema alla radice.

Attualmente il Centro Yanapanakusun ha attivi 5 progetti principali, di seguito riportiamo la descrizione di ogni progetto spiegata dal direttore del centro Ronald Zàrate Herrera durante un intervento svoltosi in Italia a Chieri in occasione di una cena solidale del mese di ottobre 2016.
Sito internet: http://www.yanapanakusun.org/

Siamo più o meno una cinquantina di persone che lavorano nel centro Yanapanakusun in Cuzco, la maggior parte di loro sono educatori, antropologi e operatori sociali.

Il Centro Yanapanakusun già da molti anni è organizzato in cinque programmi, in ogni programma c’è un responsabile con tutta un’equipe di lavoratori

In tutti i programmi Yanapanakusun c’è un responsabile che sovrintende un’equipe di lavoro, ogni programma ha un piano operativo annuale. Questi piani hanno indicatori, variabili per valutarne l’avanzamento e l’efficacia; il responsabile tiene un resoconto per poter informare il gruppo che appoggia il progetto, dall’inizio alla fine. E’ un lavoro che anche io devo fare e che richiede il suo tempo. Attualmente abbiamo 10/12 organizzazioni che ci appoggiano, alle quali dobbiamo ovviamente fornire una relazione dettagliata del progetto, la rendicontazione economica, il bilancio, la parte descrittiva.

Il primo programma è l’hogar del Caith che è il programma storico. Di bambine e ragazze ospiti fisse del Centro oggi ne abbiamo circa 30, mentre le altre vengono la domenica (sono ex ospiti che tornano in un luogo che per loro rappresenta la famiglia). Si tratta di lavoratrici domestiche, bambine costrette a lavorare o bambine che provengono da comunità rurali e che soffrono per altri problemi. In questi anni si è aggiunto anche un terzo gruppo di ospiti: bambine o giovani che sono costrette nella tratta sessuale. Quindi rispetto alle problematiche che avevamo iniziato a sostenere si sono aggiunte questi altri casi che vanno seguiti a livello psicologico, di istruzione, lavorativo e legale. Ognuna si ferma nel centro il tempo necessario per stare meglio. Questo “hogar” che qualcuno di voi avrà visto nella sua prima sede, e qualcuno già nella sede nuova che è al fondo della casa, ora è uno spazio dove le ragazze si possono sentire accolte ed essere aiutate. Nell’hogar del Caith lavorano attualmente 4 persone; oltre alla direttrice Angelica ci sono:

  • Josefina, ex lavoratrice domestica e socia del centro che ora lavora per ragazze che hanno vissuto la sua stessa situazione. Il suo lavoro principale è cercare e visitare le famiglie delle ospiti del centro.
  • Feliciana che si occupa della cucina,
  • Maria Antonietta, la psicologa, che non è fissa nel centro, ma lavora due o tre giorni la settimana in giorni precisi.

Nel Caith le ragazze svolgono anche i compiti e all’interno del centro è stata aperta una “casa di cultura” che è un punto di contatto tra le ragazze ospiti e le persone che vengono da fuori. La finalità principale di questo programma è che le ragazze recuperino la loro infanzia, la loro giovinezza e vivano bene il tempo transitorio che passano in questo hogar per poi essere più indipendenti una volta fuori. Molte di loro anche quando vanno a vivere fuori dal Caith, si tengono in contatto con il centro. Alcune oggi mantengono rapporti con il centro pur vivendo in Argentina, in Italia, in Brasile, in Germania o a Lima. Purtroppo non tutte sono in una buona situazione, perché, come in tutte le famiglie, si possono incontrare delle difficoltà. La maggior parte comunque sta bene, alcune vanno all’università o lavorano, altre sono sposate e hanno una famiglia.

Ora trattiamo brevemente il programma di Comunicazione che è iniziato ormai da 12 anni e consiste in trasmissioni radiofoniche. Ci sono 4 sedi per trasmettere programmi radiofonici: Cuzco, Accha, Uancharani, Puno. In ognuno di essi lavora una ex lavoratrice domestica ex ospite dell’hogar che ha l’esperienza necessaria per gestire il programma radiofonico. Inizialmente quello che si faceva in questi programmi era informare e sensibilizzare gli ascoltatori sui problemi sociali, educativi, politici, relativi alle categorie di persone di cui si occupa il centro. Negli ultimi anni i programmi, non solo informano e sensibilizzano, ma vogliono essere un mezzo di denuncia.

 

Mancano ancora tre programmi da presentare

C’è innanzitutto il programma educativo che è molto importante perché in questo momento in Perù c’è ancora molta crisi in questo ambito. Il programma comprende una scuola, la scuola Maria Angola a Cuzco, che offre corsi pomeridiani e serali per studenti lavoratori. Abbiamo circa 30 giovani iscritti tra maschi e femmine che frequentano la scuola secondaria. Vi lavorano 4 professori e un direttore. Oltre all’aspetto dell’istruzione offerta, ci interessa sviluppare un metodo educativo e strategie educative che possano essere poi utilizzate anche dalle altre scuole di Cuzco. Questo però sarà l’ultimo anno scolastico in cui sarà aperta perché non solo in questa, ma anche nelle altre di Cuzco e di Puno il numero degli studenti iscritti sta diminuendo. Questo non vuol dire che il problema dell’educazione sia risolto, ma piuttosto che da marzo 2017 il metodo di lavoro cambierà e ci sarà un sostegno per gli studenti che non possono pagarsi le spese scolastiche. Cambiando il metodo di lavoro si spera di poter raggiungere così un maggior numero di studenti (invece dei trenta ragazzi attuali almeno cento), mantenendo come dipendenti due educatori e una promotrice sociale. Dunque, anche se il numero di iscritti alla scuola è progressivamente diminuito, intendiamo proseguire il programma educativo nel modo descritto perché la colonna vertebrale del centro Yanapanakusun è l’educazione, educazione sulla salute, sui diritti, educazione formale e non formale. Parallelamente alla scuola Yanapanakusun esiste da 3 anni (e continuerà ad esserci) il centro CEPROF per la formazione professionale dove si svolgono corsi di cucina e di lavori domestici rivolti a ragazze e ragazzi. Sono corsi di formazione molto importanti perché consentono ai giovani di svolgere al meglio il loro lavoro, di conoscer i loro diritti e di pretendere una paga adeguata. Il personale che si occupa di questo progetto è composto da tre docenti e un direttore. I corsi durano tre ore al giorno durante la settimana. Il prossimo anno si pensa di aiutare non solo ragazzi e ragazze della città di Cuzco, ma anche giovani migranti delle zone rurali; questi sono giovani che hanno terminato la scuola secondaria e che vogliono continuare i loro studi.

Il programma delle comunità contadine è il programma più grande del centro Yanapanakusun, è attivo da circa 14 anni ed è un programma di prevenzione a cui viene data molta importanza. Lavoriamo in circa 25 comunità rurali nei dintorni di Cuzco insieme a educatori, autorità comunali ed educative. Le organizzazioni che appoggiano questo programma sono: Terre des Hommes Italia, Terre des Hommes Svizzera, Appia (della Svizzera), Oberle (della Germania), Il sogno dei bambini (Italia), Infermieri dell’Umanità (Canada), Ascoltiamo le voci che chiamano (Udine). Queste organizzazioni finanziano questo programma, perché è un progetto molto grande e comprende 15 case di cultura sparse nelle comunità contadine. Ogni casa di cultura funziona dal lunedì al venerdì, sono aperte tutti i pomeriggi e in ognuno c’è un insegnante. Ora ci sono circa 500 bambini che frequentano le case di cultura.   In questo programma lavorano circa 30 persone e sono coinvolte circa 2000 famiglie.

Proprio all’interno di questo programma abbiamo iniziato a lavorare con un progetto specifico che è la tratta delle persone. E’ un problema non nuovo ma ora, associazioni come la nostra e lo stato, se ne vogliono far carico. C’è un organo comunale che sta prendendo persone in regime di sfruttamento lavorativo e le porta in comunità specifiche compresa la nostra del Caith. Ciò che cerchiamo di fare è responsabilizzare le istituzioni poichè facciano in modo che queste situazioni non accadano più, oppure se accadono di fronteggiarle. Insieme all’attività di sensibilizzazione e di coinvolgimento delle istituzioni, cerchiamo di avere un’attenzione particolare per la ragazza vittima della tratta. In questo progetto lavorano due psicologhe, (una è la stessa dell’hogar). Si tratta di lavorare non solo con le ragazze ma anche con le famiglie e fare un’opera di recupero sociale. Cerchiamo di identificare le persone che sono vittime di tratta o a rischio e di affrontare con loro i problemi a cominciare da quello dell’istruzione: perché hanno lasciato il percorso educativo che facevano, perché sono state costrette a trasferirsi nelle miniere o vicino alle miniere per prostituirsi in quartieri appositamente costruiti per questo scopo. Normalmente i giovani che partono per fare questo “lavoro” sono persone motivate dalla necessità di denaro facile. L’età media è 14-16 anni, frequentano la scuola secondaria e durante le vacanze estive partono per le miniere. Noi vogliamo cercare di creare le situazione affinché questo fenomeno non debba più succedere.   Spesso però non è una scelta libera, i giovani migrano perché non ci sono le condizioni per rimanere nei loro villaggi di origine e noi chiediamo che queste condizioni vengano create. Tentiamo di fare dei piccoli progetti nelle comunità contadine ad esempio di allevamento di porcellini d’india o nel settore tessile di modo che questi ragazzi possano guadagnarsi da vivere secondo il loro bisogno e creare delle reti per poter commerciare i loro prodotti a partire dalle zone in cui vivono. In questo programma ci sono tre aspetti diversi: c’è la cura delle persone bisognose, la sensibilizzazione sul tema e la denuncia delle situazioni illegali che comportano poi la tratta delle persone. C’è ancora molto da dire su questo programma, ma la cosa importante è che si cerca di creare migliori condizioni di vita. Abbiamo 15 case di cultura e in ogni casa c’è un modo di lavorare diverso, non sono tutte uguali. In alcune ci sono 4/5 insegnanti e 4/5 gruppi di studio, altre sono molto più piccole e c’è un solo insegnate con 15 studenti. Le strutture possono trovarsi all’interno di una famiglia che offre la sua casa, o all’interno di una scuola rurale, oppure una casa di cultura costruita dal centro Yanapanakusun. Questi Centri esistono da pochi anni ma ora si stanno moltiplicando. I vantaggi sono che i ragazzi nel pomeriggio possono stare in un ambiente protetto, hanno una persona che li segue e possono svolgere attività di falegnameria o ceramica. Non riceviamo aiuti dal governo, ma presentiamo i progetti a queste fondazioni e loro, se lo ritengono adeguato, ci finanziano.

Trattiamo ora il programma del turismo che esiste da molti anni. Ogni anno miglioriamo la struttura perché la permanenza sia sempre migliore. Non ci interessa unicamente finanziare le nostre attività tramite le persone che albergano qui, ma anche che i clienti conoscano e sperimentino la nostra proposta di turismo responsabile, che possano parlare con le ragazze, interagire e conoscere la situazione e vedere le cose belle che ci sono in Perù conoscendo però anche le difficoltà del paese. Ora a Cuzco c’è un albergo e un’agenzia di viaggio con questo programma si riesce a finanziare il 15% del bilancio del centro Yanapanakusun. Oltre alla struttura di accoglienza dei turisti a Cuzco, ne abbiamo altre in Huancarani e ad Accha dove si può andare per visitare la comunità contadina, si può alloggiare avendo la propria stanza con il bagno. Nella Valle Sacra, per andare al Machu Picchu abbiamo poi la disponibilità di una grossa struttura a Yucay dove ci sono circa 20 stanze.

Infine vi presento rapidamente il progetto di Puno, città che si trova a circa a 5 ore da Cuzco; si tratta di un nuovo progetto, ma le problematiche riscontrabili in questa zona sono molto simili a quelle della città di Cuzco. Questo progetto attualmente viene finanziato da una associazione nordamericana, grazie al nostro lavoro coi giovani. A Puno c’è una casa di cultura, si lavora in orario serale e sono coinvolti circa 250 giovani. Non è una casa di accoglienza, ma un punto di riferimento. Questo programma è il primo ad essere interamente affidato ad una ex ospite dell’hogar che come direttrice coordina educatori, antropologi e comunicatori. E’ un progetto piuttosto importante che comprende una trasmissione radiofonica e televisiva e si sta ampliando in fretta; l’anno prossimo sarà aperta un’altra casa di cultura e anche una struttura di accoglienza per finanziare i progetti.

 

Sito internet: http://www.yanapanakusun.org/